Un arco di roccia sospeso tra due cime, boschi di faggio e panorami che vanno dalla Versilia alla Garfagnana: il Monte Forato è una delle escursioni più riconoscibili delle Alpi Apuane. Qui trovi cosa lo rende speciale, quali sentieri scegliere, quanto è impegnativo il percorso e come organizzare l’uscita senza sottovalutare terreno e meteo.
Il colpo d’occhio che rende unica questa escursione
- Arco naturale: misura circa 32 metri di larghezza e 25 di altezza.
- Quota massima: la vetta meridionale raggiunge circa 1.223 metri, quella settentrionale 1.209.
- Itinerario classico: passa dalla Foce di Petrosciana e dal sentiero CAI 110.
- Durata indicativa: l’anello più noto richiede circa 5 ore, escluse le pause.
- Difficoltà: escursionistica, ma alcuni accessi e varianti diventano più impegnativi su roccia bagnata o esposta.

Un arco naturale tra due versanti delle Apuane
Il Forato si trova nel comune di Stazzema, nell’Alta Versilia, all’interno del Parco Regionale delle Alpi Apuane. Il nome nasce dalla sua forma più evidente, cioè un grande arco naturale scavato dall’erosione dell’acqua, del vento e degli sbalzi termici nella roccia calcarea.
Le dimensioni sono notevoli. L’apertura raggiunge circa 32 metri di luce, mentre il vuoto sotto la volta arriva a circa 25 metri. La struttura collega visivamente due rilievi distinti e crea un’immagine molto particolare, soprattutto quando viene osservata da lontano dalla Versilia o dalla Garfagnana.
Il punto più fotografato non coincide necessariamente con la vetta. Per godersi davvero la montagna consiglio di raggiungere anche il Passo dell’Arco, attraversare il sentiero con calma e osservare come cambiano prospettiva, luce e profondità del paesaggio. È una differenza importante rispetto a una semplice escursione verso una cima panoramica.
Quale itinerario scegliere per arrivare all’arco
Non esiste un solo accesso. La scelta dipende dal tempo disponibile, dall’allenamento e da quanto si è abituati ai sentieri apuani, che spesso alternano bosco, roccette e tratti irregolari.
| Partenza o accesso | Caratteristiche | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Stazzema | Salita verso il Rifugio Forte dei Marmi e la Foce di Petrosciana, poi prosecuzione sul CAI 110. | Escursionisti allenati che vogliono un itinerario classico. |
| Fornovolasco | Si sale generalmente lungo il sentiero CAI 6 fino alla Foce di Petrosciana, quindi si raggiunge l’arco. | Chi parte dalla Garfagnana e preferisce un percorso ben inserito nella rete apuana. |
| Cardoso | Permette di costruire un anello, ma può includere passaggi su roccette e tratti con maggiore esposizione. | Escursionisti esperti, soprattutto nelle varianti più tecniche. |
Per una prima visita sceglierei l’accesso da Stazzema o Fornovolasco, evitando di aggiungere ferrate o varianti di cresta. Il sentiero CAI 110 è il riferimento più noto per arrivare all’arco dalla Foce di Petrosciana, ma prima della partenza controllerei sempre segnaletica, eventuali deviazioni e comunicazioni del Parco o del CAI.
Come si svolge l’anello più conosciuto
Uno degli itinerari classici parte dalla zona di Stazzema, intorno ai 550 metri di quota, e sale verso il Rifugio Forte dei Marmi. Da qui si continua fino alla Foce di Petrosciana, situata a circa 960 metri, importante incrocio della rete sentieristica apuana.
Il tratto successivo conduce verso l’arco e le cime del rilievo. La vetta meridionale arriva a circa 1.223 metri; il dislivello complessivo e la conformazione del fondo rendono l’escursione più faticosa di quanto suggerisca la quota, che non è particolarmente elevata.
Il Parco indica per l’anello del Forato un tempo medio di circa 5 ore e una difficoltà E, cioè escursionistica. Nella pratica, io metterei in conto almeno 6 ore se si viaggia senza fretta, ci si ferma per le fotografie o si affronta il percorso in una giornata affollata.
Il panorama cambia continuamente. Nei tratti aperti si riconoscono la Pania della Croce, il Procinto e le creste delle Apuane; nei boschi, invece, il percorso diventa più fresco e ombreggiato. Proprio questa alternanza rende l’anello più interessante di una semplice salita e distribuisce meglio la fatica.
Attrezzatura, stagione e sicurezza
La difficoltà E non significa percorso banale. In alcuni punti il terreno è sconnesso, ci sono pietre mobili e brevi passaggi su roccia. Dopo la pioggia, il calcare può diventare scivoloso in modo sorprendente, soprattutto in discesa.
- Indossa scarponi o scarpe da trekking con suola scolpita.
- Porta almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona, perché non è prudente contare su sorgenti sempre disponibili.
- Usa una giacca impermeabile anche in estate, dato che il meteo apuano può cambiare rapidamente.
- Parti con una traccia offline e una carta escursionistica, senza affidarti solo alla rete telefonica.
- Evita creste e varianti esposte con temporali, nebbia fitta, neve o ghiaccio.
Il periodo più semplice va generalmente dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma ogni stagione ha un carattere diverso. In estate partirei presto per limitare caldo e affollamento; in autunno sceglierei una giornata stabile, perché il bosco è magnifico ma il fondo può essere umido. Con neve o ghiaccio la valutazione cambia e il normale trekking può richiedere esperienza, ramponi e competenze specifiche.
Un errore comune consiste nel confondere il sentiero escursionistico con la ferrata. Le eventuali vie ferrate nei dintorni richiedono imbrago, set da ferrata, casco e preparazione adeguata. Se l’obiettivo è vedere l’arco, non sono necessarie e aggiungono difficoltà senza migliorare davvero l’esperienza per chi visita la zona per la prima volta.
Cosa vedere nei dintorni oltre al celebre arco
L’escursione può diventare una giornata più completa abbinandola ai borghi e agli altri rilievi della zona. Stazzema è il riferimento naturale per il versante versiliese, mentre Fornovolasco permette di esplorare la parte garfagnina delle Apuane.
La Pania della Croce è il grande profilo che domina molti scorci del percorso. Non la considererei una deviazione da aggiungere con leggerezza nello stesso giorno, ma un obiettivo separato per un’escursione più lunga. Il Procinto, invece, colpisce per la sua forma compatta e verticale e può essere osservato durante alcuni itinerari della zona.
Dopo il trekking, la parte gastronomica ha senso soprattutto nei paesi di fondovalle. Io preferisco concludere con un pasto semplice a base di prodotti locali, pane toscano, salumi, formaggi e piatti della tradizione, senza trasformare la pausa in un programma troppo rigido. In montagna il tempo di rientro conta più di una lista interminabile di tappe.
Prima di partire verificherei anche l’accessibilità delle strade, le condizioni dei parcheggi e gli eventuali aggiornamenti sui sentieri. Le indicazioni possono cambiare per lavori, manutenzione, maltempo o divieti temporanei, quindi una verifica nelle ore precedenti evita sorprese soprattutto nei fine settimana.
Il modo migliore per vivere il Forato senza sottovalutarlo
Il grande arco è il motivo più evidente per venire qui, ma non l’unico. La vera forza dell’escursione sta nel passaggio continuo tra bosco, cresta, roccia e panorami aperti, con una montagna che richiede attenzione pur restando accessibile a chi ha un buon allenamento.
La mia scelta sarebbe un anello di circa 5-6 ore, senza ferrate, con partenza mattutina e margine sufficiente per fermarsi all’arco. Scarpe adatte, acqua, meteo stabile e una traccia verificata fanno molta più differenza dell’attrezzatura sofisticata: così il paesaggio resta protagonista e la giornata si chiude con la soddisfazione di averlo percorso con il giusto ritmo.